AGNOSIA EMOTIVA. Si parla, e si scrive, per non scordare. Le azioni, di qualsiasi natura, si scelgono. I pensieri descrivono, e devolvono motore all’identità.
Prima della fine di questo maggio, ho scelto gradualmente di agire, pensare e parlare, solo laddove c’è vita, e non apparenza. Rispetto, e non negligenza. Sincerità, e non conclamazione. Coraggio, e non inganno. Dolcezza, e non millanteria. Vicinanza, e non prossimità. Entropia, e non esasperazione. Coscienza, e non punizione. Semplicità, e non banalità. Totalità, e non polarità.
Ringrazio ora qui, con una dedica che rimane impressa,
Jessica, che pur attraverso la distanza del tempo e dello spazio, riesce ad avvolgermi con il calore dei nostri vissuti accostati e immischiati. Tempera, colori condivisi, rivelazioni, risate, tenerezze, archi di riflessione, passeggi, poesie di Franco Arminio. Volevo dirti, che ogni volta che ti penso, anche se non ti parlo, è come vestirmi di abiti leggeri, e pieni di gratitudine. Per tutto l’ossigeno che abbiamo respirato e che respiriamo ogni volta che guardiamo a un frammento di quotidianità.
Arianna, con cui mi addolcisco le ottemperanze di timori, generalità, intimità e con la quale nell’arco di sette anni rinnovo sempre, anche senza il bisogno di esplicitazione, una magia all’interno della quale ci compensiamo stabili, fragili. Grazie per gli abbracci, per la tua rigorosa natura affiancata alla mia selvaggia indole, per le intese, per il nostro modo di giocare e il nostro modo di convivere, per le colazioni, i prosecchi, le disillusioni confidateci e la tenerezza di una diversità che, a guardar meglio, parla sempre e solo la lingua dell’amore e della reciproca stima l’una per l’integrità e l’interezza dell’altra. A tanti altri sorrisi, e emozioni, anche in luoghi difformi e appercepiti, assieme.
Aurora, alla quale mi stringo ogni volta che riesco a danzare in un luogo privo di nesso, privo di terra, privo di aria, privo di acqua. Per l’intreccio donatoci l’una all’altra, per il coraggio nella vulnerabilità, per la totalità di una vita immensa, anche per chi non ha saputo toccare. Per l’animo docile e flebile, ma intenso che hai, e per la voglia che abbiamo e che non smettiamo mai d’avere di rammentare, l’una all’altra, cosa sia la libertà.
Nikoleta, con cui ho vissuto parole e sguardi nascosti, ma anche rivelatori. Mani strette e consigli scomodi, ma necessari. Intimità premurose, immagini dalle molteplici gradazioni e semplicità comiche. Per la segretezza che detieni e, co-esistentemente, le cariche umane che lasci trapelare.
Ilenia, con il suo quasi impercettibile all’orecchio, ma forte, rigoroso, dolce impatto umano. Ti ringrazio per avermi invitata fra le pagine delle tue narrazioni, del tuo spazio, delle tue storie. Grazie di avermi emozionata, trapassata, trafitta, e di avermi così aiutata a non dimenticarmi della bambina che anche io sono stata. Una bambina di vetro che, fa cose come tutte le altre bambine. E che, come tutte le altre bambine, ha il diritto di continuare a farlo.
Simone, con cui ho fatto conciliare paragrafi sia nel silenzio, che nella presenza. Sono orgogliosa di te, e di come la tua comprensione, abbia comunicato con la mia e con tutti quei luoghi in cui alle volte, ci si sente di non poter arrivare.
Alberto, per il quale avrò un amore sconfinato, per sempre. L’amore è ciclico, infinito, trasversale, mutevole, eterno. L’amore è sincero, e non si nasconde dietro all’oblio, al rancore o alla finzione. Per tutti i momenti condivisi in otto anni, e per tutti i momenti che ancora verranno. Per i giri in barca, per le derapate. Per tutte le realtà concrete e immateriali, difficili e facili. Per tutte le zone, per tutte le ore. Sono fiera, dell’uomo che sei e che sarai.
Fabio, per aver alimentato la potenza dell’andare, del lasciare, dell’accogliere ogni cosa: “bellezza e terrore”. Perchè, come piace dire: No feeling is final. Keep going. Grazie per aver analizzato, scomposto, assieme. Grazie per aver guardato all’ultimo quadro “Doccia”, con sentore, verità e intelligenza. Ti ringrazio per avermi aiutato a comprendere ancora meglio la differenza fra concetti dai labili confini quali: reazione, difesa, salvaguardia. Grazie per le dita delle mani temprate, incrociate, pulite. Grazie per gli occhi che s’incastrano, con riguardo. Grazie per le suonate di chitarra improvvisate. Grazie per la costanza, per la coerenza. Grazie per le mattine, e per le sere. Per le albe, e per i tramonti.
Sara, con la quale mi è bastato un ricordo, per riaccendere la morbidezza di un gambo di fiore. Che vive, vibra, nonostante sia predisposto a suole, o ruote, e mani che strappano per compiacere o impronte di qualsiasi genere.
Andrea, per aver voluto osservare al di là del ciglio. Ti sono grata, per avermi portato a cena, la prima sera, lo stesso calice che s’era perso in mille pezzi a terra, nuovo. Di aver a tua insaputa lenito e riparato un dolore carico di realtà indigeste, che era stato lasciato abitare in casa, da altri. Di aver ripercorso assieme dei tratti, di aver avuto un passo lento, e attento.
Per il rispetto, la cura, la delicatezza, l’onestà. Soprattutto per l’impeto, la franchezza, l’obiettività. Grazie. Per l’umanità che ogni giorno ho la fortuna e l’alternativa, di vivere. Grazie.
Grazie – senza nemmeno la necessità di sapere e sin dal principio – per avermi tenuta per mano mentre lavoravo. Affiancata a rientrar-mi dentro, ognuno a modo suo. Quando si è esposti a realtà inenarrabili e distanti, tornare ad essere può risultare quasi impossibile.
Ma, quando ci si accorge di quanto è grande il cielo e di quanto forte rinfreschi un sorso di vento, impossibile – si comprende – che non lo è.
Perchè l’amore – reale – è solo di chi lo prova e lo accresce, e lo evolve da dentro, invece di ricercarlo, esigerlo e pretenderlo al di fuori. Senza spettacolo. E la vita, invece, è fatta per esistere. In tutta la sua interezza.
Dedico Agnosia Emotiva, soprattutto a voi.
Completamente,
MAS.
