01 – salvavita

Baba mi guarda. Io, non gli ho mai raccontato le vicissitudini dello scorso, ho cercato aiuto altrove. Sarei scomparsa, dentro a una menzogna. Ho chiesto aiuto. Ho anche fatto sola.

Baba mi guarda. Mi corre un brivido lungo l’intera spilla schienale, a pensare a cosa avrei potuto rischiare. L’infelicità, la guerra e il vuoto, la perdita. La superficialità, il deterioramento progressivo. L’incoscienza. La ferita, insanabile.

Baba mi guarda. Io lo guardo. L’aria sospinge poco, le panche sono salde e il sole cocente. Sediamo al tavolo del bar, gli faccio servire una torta alle fragole. La mangia, copiosamente. Se la vive, addenta ad ogni morso, con avventatezza. Gli s’avvampano le guance, quando lo incito: mangia. E lui mangia. In una pausa, mi domanda. Gli rispondo che ho sofferto. Che non sapevo come uscirne, e che poi ne sono uscita. Mi chiede: perché hai perso tempo, in questo modo?

Io resto in silenzio, lo osservo, e gli occhi di entrambi si scoloriscono. Pensavo di poter aiutare a essere, come pensavo di poter aiutare te, così ho pensato. Ma tu, Baba, ti sei aiutato. Tu, ti sei reso conto, ti sei dispiaciuto. Tu, ti sei vergognato. Ti è pianto l’animo. E, si è compreso avessi capito, poiché hai appoggiato il cucchiaio con l’ultimo boccone intatto. Hai sospirato, io ti ho teso la mano. La tua, ingente, poderosa e impacciata, tremolante, è stata avvolta. Tu hai replicato, hai stretto piano. Ti sei sporto, hai appoggiato il tuo capo sul mio. E mi hai chiesto scusa. Anche al posto suo.

Mi hai detto: non permettere mai più a nessuno di sporcarti, di mentirti. Mi hai lasciato l’ultimo boccone.

Così è incominciata la mia vita, un’altra volta. Ogni giorno, ad ora, la mia vita incomincia, un’altra volta.

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