Ci stringiamo intorno sul terrazzino. Quanto è soffice, tornare qui. Ogni fatica si azzera, e il corpo mi rema favorevole.
Mimì, io t’amo. Mesi fa, G. mi ha chiesto perché t’amassi in questa maniera – gliel’ho definita dilaniante, interminata, circolare. Perchè mi scavi nell’intera storia, mi scavi dentro. E io ti scavo, fino in fondo.
Perchè le nostre dita convergono in una danza sottile, perchè guardo il tuo corpo e ringrazio la vita che te l’abbia fatto in questo modo, che te l’abbia concesso forte. Perchè le tue orecchie indossano sempre un orpello, e il tuo capello è prospero, e sano.
Perchè ridi così immensa, e io il riso l’ho ereditato da te. Perchè ci siamo guardate senza arrendere agli anni; poiché prendermi cura di te viene naturale e straordinariamente meraviglioso. Perchè i tuoi occhi segnati dal tempo li dipingo ogni giorno, da qualche parte nella mia mente.
Perchè sei orgogliosa, e accorta, ma anche disattenta. Perchè respiri decisa, e menomale che mi respiri affianco. La radio è accesa, tu alzi gli occhi al cielo perchè a lui piaccion le musiche di merda. Stai sfogliando il mio ultimo progetto fotografico, Agnosia Emotiva.
E poi, perchè mi guardi emozionata, e commossa. E sei inabilmente sincera.
E io ti ho atteso tutta la mia vita, così sincera.
