04 – salvavita

Sei diversa, sei la stessa, sei rimasta, e sei diversa.

Diversa, come?

Resisti, vivi. Non voglio che sembri scontato, tu sei piena.

Rido. Piena di, impegni?

Sorridi. Ciò che è accaduto. Hai fatto sempre ciò che è giusto. Anche quello. Ti ha permesso di andare. Piena strabordante di vita.

E allora te lo proferisco e mi sussulta tutta la pianta della planimetria corporea: è vero, sono piena di vita – e di capelli. E mi commuovo, e te lo dico sottovoce: lo scorso, stavo. mi sarei. Il mio senno, il mio nucleo.

Danziamo sul prato. Una vallata incontaminata, per noi. E io non ho più paura di vedere ciò che ho visto. Non temo più, non mi preparo più né a incassare, né a partecipare. Non esiste più. Non devo più sfamare, alimentare, dimostrare come fossi dentro a un Test di ricompensa e punizione. Non c’è più sforzo innaturale, ma solo vita da costruire. Tutto il tuo volto, la tua voce, i tuoi movimenti quasi inudibili, la reale premura che hai per me. La tua intelligenza, la tua trasparenza. La tua sensibilità. E’ tutto acceso. Le concessioni, la connessione. Le realtà ottenute, assieme e in parallelo. Il sostegno, l’affiancamento. Le meraviglie.

A breve indosserò una tenuta da lavoro. Mi dici: ogni mattino, scendo, e faremo colazione assieme. Tu mangerai, io ti guarderò e sorriderò, perchè è la quotidianità con te. Poi, l’orgoglio, quando ti vedrò entrare e quando ti vedrò uscire. E quando respiri, ti basterai tu, dottoressa. Quante emozioni, e quanto rigogliosa, la terra, quando la annaffi, quando la custodisci. Quando sai scegliere attentamente. A passi ponderati, e autentici. E anche tu, incomincerai un nuovo lavoro: e io sarò motore e alimentatore inesauribile, per te. Le mie forze sono indomate. I miei diari sono fioriti.

Mesi fa, quando stavo alla guida a tarda notte, dissi a me stesso che non mi sarei mai fatto inasprire, dall’acidità ingurgitata. Perché ho camminato tanto, per vivere così, nell’interezza. Ho camminato molto, tanto da non potermi cedere ai dispiaceri. Me lo son promessa, qualsiasi esperienza avrei vissuto. Poi, tu un giorno su un foglietto, dopo una serata trascorsa a ridere, e piangere, mi hai scritto: anche durante l’inverno più freddo, la primavera è dietro l’angolo. Me lo lasciasti la mattina, mentre dormivo. Così, ci siamo incontrati.

Pure il male, e il dolore, vanno guardati dritti in viso. Così, s’arricchisce ogni forma di conoscenza. E si sa decidere, ancor meglio: dove restare, e da dove andar via, per sempre.

A fianchi leggeri, sento il calore e la tutela. Circondati da tocchi, idee, onestà, vissuti, rullini. Tu, mi dici: ciò che hai seminato, stai raccogliendo, iubire.

Così è incominciata la mia vita, un’altra volta. Ogni giorno, ad ora, la mia vita incomincia, un’altra volta.

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