شعور بالفراغ

AUTO-MATISMO [DIS-] IMPARANDO, UMANO

Allora è vero. Sinergie sonore e inqualificabili cacofonie, rimangono dell’ambiente circostante. Sillabe, non valgono- resti sintattici, non valgono. Pause, non valgono. Associazioni, non valgono. compartimentalizzazioni di genere sentimentale, non reggono. Allora questo è vero, ma nulla sembra voglia esserlo. Nemmeno gli accenti, o le minuziosità cerebrali, nemmeno queste resistono.

S’adagia il palmo sul petto, per sentir-si. Non si sente. E’ un mondo, che non sente.

Non si sa più condividere. Per condividere, bisognerebbe essere. E per essere, bisognerebbe sentire. Neanche l’orecchio, sente. Non la mano, non la bocca, non la vita. Che antitesi indicibilmente, intraducibilmente, amaramente disarmante: una vita che non (si) sente, e una vita che spinge a non farlo. Come si possa continuare a contaminare, con un tocco la flebile vibrazione di un altro, senza sentir-si, senza sentire. Non si riesce più a concepire. Il gatto si muove leggiadro, in una costante di vacuità emotiva che mai attraversò un corpo irriconoscibile, tale. Perfino la sintassi, si sgretola.

Come si fa a camminare in mezzo a un luogo terrestre così efficiente. Un mondo che funziona, ma non sente. Un mondo che si muove, ma non smuove. Non una commozione. Strade trafitte da solitudine, in mezzo a tutte queste piante floride – di rigoglioso han ben poco – di comunicazione tecnologica e informazioni esplosive. Il raccapriccio di una nomina, di un’immagine e di un’inerzia, a scapito del motore dell’umanità. Automi che percorrono altri autonomi, sfiorandosi nel nulla, terminando di inizio in inizio, che di principio non ha nulla. Volti consegnati a un’involucro di plastica che diviene espressione, non un singolo contatto. con-tatto.

contàtto.

con-tatto. Qualche d’una sensazione di vita, compartecipativa.

con- tatto. Qualche d’una verità, espressa con il sinonimo di delicatezza e riguardo per un vissuto, un’intera vita storica. Un portento di valore, che attribuisce un significato inesplicabile, ma vivo.

E’ vivo, e gl’altri fra noi, a non sentire più. Come può definirsi viva, una cosa che non si vive. Una casa dove il contatto empatico e umano, non è più la regola primordiale e prima conseguenza cerebrale di una vita che vuole altro, connessioni sinaptiche lasciate inaridire. A raccogliere i vuoti degl’altri, e finire svuotati dall’incredibile pantomima dell’automatismo meccanico.

Am-, vattene. Ri-véstiti. Ricomincia con un altro, con un altro, con un altro, con un altro, e un altro, e un altro, e un altro, e un altro e un. Finché. Fino-a-che. Non t’accorgi che ricominciare, non ha mai significato altro se non morire, terminare, sbriciolar-si sempre-di più. Non si sente più. “Rifare la vita”, e continuare a spegnere. Anche quell’ultima apparente lucciola di corpo, che ancora cerca di mostrare che si desidera la vita.

Dimenticare umano, in favore di una primeggiar-ismo. Il plagio della verità. Cosa resta di una pelle umana, se ogni passo percorso lustra i marciapiedi dell’apatia?

Quando il prossimo figlio cadrà dai vettori dell’insensibilità, nel dirupo dell’atassia, a chi si stringe la mano? Te lo domandi, se sì. Io sì. Ci si tiene, non ci si avvolge. E si traccia una linea cieca, arida, al di là della quale non rimane nessuna storia. Come si può celebrare, un simile disancoramento. Una confondibilità e un rimpiazzo, e un’ottimizzazione. E’ così ci si co-stringe.

Che stanchezza, حياتي.

Si convenga. Che prezzo alto ha, l’identificazione con un vuoto, che non è più umano.

Stesi, avvinghiati a fingersi di combattere, quando non si sente. Come si percorre senza sentire, incomincia ad essere inconcepibile. L’epidemia dell’assenteismo normalizzato, che fa sembrare matti quelli che abitano la vita.

Amore, intanto guarda quella bimba che ride sonora – raccogliendo attimi di semplice umanità con le gambe che le vanno celeri. E’ in con-tatto con la sua vita cerebrale, e quella del prossimo. Esplode di vita. Mia madre sopra-vvive. Mio padre è un uomo.

Lì mi fermo. شعور بالفراغ – forse si può guarire, perchè incomincia ad essere inammissibile, tutta questa bugia.

I hope it’s not forever.

Riformulo. Allora è vero.

Allora è vero, che Domani, vivremo. E sarà un giorno migliore.

Rincorrer-si sé-ntire. © M.A.S.

Una narrazione a cura di © M.A.S.

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