SALDATURA A STAGNO E ALTRI RIMEDI
Ho le dita pregne di stagno, il saldatore sta sospeso sul supporto. Placche di fronte, micro-componenti.
Quando ho incominciato a saldare, e costruire, ricostruire, restaurare, la co-edificazione di svariati parametri non rientrava nei piani.
Come non rientrava nei piani, il fatto che dovessi igienizzare. Non solo gli oggetti con una storia in grembo, ma anche l’animo con cui potevo affiancarmici, accompagnarmici.
Ogni giorno, mi rammento che l’esperienza della vita è il restauro, la riformulazione. La ri-scrittura, la precisione, la delicatezza, la trasparenza. Anche la determinata scelta.
Questo ho appreso – ancora una volta, in questa dimensione a circuiti difformi. A reiterare la scelta, ogni giorno.
Un canto libero.
Rifletto, alle mie spalle sento: grazie per avermi insegnato.
A saldare, e altro? Pure tu. Come giri le viti, come m’aiuti, quando io ho i segni che pressano, della maschera da saldatura intorno agli occhi.
Una sera, pulivo con l’isopropilico, e l’alcol mi è finito sulle ciglia. Bruciava, mentre tu mi stavi affianco. Volevi, ma io nel male voglio star da sola ti ho detto, non voglio renderti partecipe di un dolore che non ti compete.
Tu, sciacquando sugli occhi, mi hai detto: proteggiti, per favore.
Allora, da lì, mentre lavavo, lavavo, ho deciso che mi sarei protetta.
In sottofondo, You Are The Right One degli Sports.
