FOTOVISUAL

Gli ultimi progetti di esposizione fotografica e mista, aggiornati in questa sezione.


AGNOSIA EMOTIVA

di prossimità e altri luoghi di senso autoimmune 2024

FOTOGRAFIA

Agnosia Emotiva – di prossimità e altri luoghi di senso autoimmune è un insieme di accompagnamenti e idee maturate durante un’intervista, dove mi sono trovata a dover snodare alcuni accadimenti, sia a declinazione da passato remoto che passato prossimo. Le fotografie presentate vogliono fungere da compagni narrativi cercando di districare ulteriormente un vissuto intimo – attraverso la fusione cromatica di ombre e luci che generano uno spazio potenziale, costernato di esperienze intense e fragili vulnerabili repliche umane. L’intento è quello di lenire e mutare ferite trascorse, educare all’umanità e incoraggiare lo spettatore alla tutela di vita e al riguardo d’amore.


A tutti gli esseri umani che non temono il dolore e riescono a rimanere umani, anche nella disumanità.

AGNOSIA EMOTIVA 2024

DISPONIBILE IN COPIA FISICA


MÒNOLOGO CORPO GITANO –

LA PRÒTOELETTRONICA DELL’ESTENSIONEANATOMICA COLLATERALE 2023
FOTOGRAFIA

mònologo corpo gitanola pròtoelettronica dell’estensione anatomica collaterale nasce come progetto traslativo e covàriato, e volge a parlare a un pubblico intérno, piuttosto che esterno. intimo e inesorabilmente destrutturato, questo ingresso d’abitazione portfolica vuol essere costernato di quesiti di varia natura – amore, timore proiettivo, tesori ereditati epigeneticamente, cognizione, riconoscimento, stretta, libertà, lealtà, deframmentazione.

la ricerca presente consiste nell’andare a sondare punti di duttilità permeabile, plastica, e individuare – per poi ri-cònoscere e approfondire – le malleabili zone di punta all’interno di un corpo che ne indossa, ne riveste e ne racconta (all’interno di uno spazio privo di confini) molti altri, attravérso il moto e l’elicitazione subliminale.

da individuo permeato in dubbio quale mi riconosco di essere – mi sono accorta, nel corso della mia vita, di essere in grado di dialogare fluidamente con il mio corpo, che è rappresentante posistico e manichinico del corredo di vita interiore che posseggo – e che ognuno di noi, presumibilmente, edifica per poi sradicare. le espressioni facciali seguono lo spettro della cognizione incarnata giostrandosi su unità muscolari infinite, e spesso la semantica di ciò che mi percepisco d’essere varia in base a ciò che riesco a veder trasmettere, anatomicamente, oltre i saldi limiti della sensorialità. una schiena che flette, un piede storto, un tallone ruvido, le spalle sglabre, la piega di un collo dislocato, il costato esacerbato, l’estensione contorta e, assieme, snodata del busto.

è così che nasce l’idea di un mònologo orpellato di sintassi astruse, che replicano alle domande di un organo cerebrale soggetto a interferenze e rifrangenze sinaptiche sempre più intricate. Il mio è uno studio di transizione e vettorialità co-operante dove anatomia strutturale e collateralità espressiva si accerchiano in una danza inconteggiata e libéra, gitana. E, più che un mònologo – nella verità dell’etere temporo-frontale, circumnavigando le innervature dell’animo,

il mio è un dialogo. aperto a chiunque voglia sentire.

BACIO-TI (2023)

ARTI VISIVE – FOTOGRAFIA IN MOTO

Diàdi dialogiche – family talks 2022

spazi (gene)rati, spazi [epi]dis-gregati
FOTOGRAFIA

Diadi dialogiche – Family Talks è una fotografia di attimi localizzati in Italia, che si lascia snodare lungo la riscoperta degli intrecci famigliari e delle dinamiche ambientali intra e inter-sistemiche plurinterazionali, che peculiarmente ne additano i significanti normativi e i moventi subdeterminati. Il nucleo famigliare è il primo ambiente epigenetico all’interno del quale l’uomo muove il corpo e apprende il linguaggio del vocabolario umano socio-emotivo e individualistico: una parentesi stazionaria che verrà riproposta, lungo la linea del tempo, in tutti gli ambienti e le storie epitranscrizionali, vettoriali e esperienziali successive. Esiste, talvolta, un detto siciliano a cui mi sono saputa affezionare in maniera significativa, e a cui presumo ci si leghi quando si ha modo per la prima volta di incominciare a spezzare le norme transgenerazionali che dettano un nome in cui non si ritiene di appartenere: cu nesci, arrinesci. Chi esce, riesce. E se è vero che la protobiologia generazionale evolutiva è un luogo (s)confinato all’interno del quale tutto rimane impresso nella memoria condivisa e psicomotrice dei suoi componenti, la sua equi-potenzialità transazionale permette una nuova riscrittura di quanto vissuto ed elaborato: dalla ferita emotiva più sagace, all’ultima parola detta di fronte al telegiornale del lunedì intorno al tavolo, all’ora di cena. Bisogna sapersi entrare, bisogna sapersi uscire.


Stadi di Moto – Universo Umano 2019/2021

FOTOGRAFIA

Stadi di Moto – Universo Umano è un progetto fotografico nato e curato nel corso di un biennio saturo di trasformazioni e corsi d’identità, durante il quale attraverso l’utilizzo di una macchina fotografica ho avuto la possibilità di avvicinarmi meglio a determinate definizioni appartenenti a luoghi, avverbi, gestualità, volti e sensazioni.
L’obbiettivo cattura e inscena susseguentemente istanti colti per difformi frammenti d’età e anatomia, sperando di distribuire allo spettatore nuovi frangenti e forme di quotidianità.
La fotografia raccolta vuole vestire di un (sur)-realismo che, giustapponendosi all’onirico, ha il compito di raccontare segreti di sconosciuti inconsapevoli, sicuri delle loro emozioni per il tempo che li accompagna, che si trovino all’interno di una stazione ferroviaria, o all’ultimo e più remoto angolo d’ombra di un albero.


Tendi-nm-i (la mano) 2021

ARTI VISIVE MISTE

Tendi-nm-i è un progetto visivo e immaginativo che nasce da un’inquantificabile rassegna di significanti e significati
che legano l’esperienza vitale e la quotidianità degli eventi alla semantica dell’onomatopea, del sostantivo e del verbo.
Un’analisi incontrollata di accostamenti e di racconti che non vogliono essere altro che quello che già sono e riescono ad essere
nel preciso istante in cui vengono identificati nella loro presenza.


Absent-ìo 2021

ARTI VISIVE MISTE

Absent-ìo è un’idea fragile, incerta, oscillante. Un progetto intimo che coinvolge la genesi e la conclusione di un dialogo, testimoniato da una fotografia indolenzita, alle prese con una mancanza d’aria sinaptica. L’apnéa, il voluttuoso gioco delle parentesi assenteiste e dei confini intangibili. Un luogo dove le tracce si perdono con il ribaltamento sintattico dei ruoli umani. Lì dove, attraverso le verità del vissuto, il nome di uno è la porta d’accesso dell’altro-da-sé.

x mamma.


Fedìfagòcito[sì] 2022

FOTOGRAFIA

Fedìfagòcito[sì] – la meccanica della fagocitosi (inglobamento d’éroto-mòzioni) è un’idea fotografica che si pre-fissa lo scopo motivato di esplorare a fondo le meccaniche cave della motricità corporea e vocale, accompagnata da uno studio sul soggetto anatomico-neuromeccanicistico e personale. Un grido d’otturatore, il diaframma che rilascia l’aria composta, il morso esterno e l’impiego mascello-mandibolare superiore e periferico nel moto e nella voracità con cui l’uomo ingloba tutti i racconti del vero che desidera, in un fascicolo d’anteprima. Da bambina, mi si diede il nome di rumino. Ora, sono libera di é-sistere.

da bambino amavo le arance. guardavo le arance, temevo le arance, fàgocitavo le arance. volevo fòndermi con l’abbaglio solare perpetrato sulle superfici grezze della scorza.

ho vìsto mia madre
nuotare in un’arancia,
ho vìsto colare
l’à-more dalla pancia.
ho vìsto un amico
innamòrato del mio còrpo,
ho (s)vìsto svanire l’aroma
con un solo vòlto.


ABIT     UDIN    I – [TRANS-ABITATI] 2022

FOTOGRAFIA

ABIT UDIN I – [TRANS-ABITATI] è una raccolta visiva generata da traslazioni temporo-spaziali senza cuspidi, né angoli da abitare. Giorni stanchi e guerre alla frenesia, all’inabilità
dell’arido, all’inospitalità delle generazioni del vuoto. Sere d’autunno che appaiono estive, che ingannano il giusto e redimono il vero.
Chi sono, quando non abito? sono, quando qualcuno abita in me? mi sussurro lento, uno sgomento e una conquista.
Mi interrogo sull’immaterialità del confine, delle linee che aleggiano in substrati pluriscenti.
Allora, un pensiero mi accompagna e una sensazione si adagia sulle coste della riva corporea: esser-sì è non sentire d’essere a qualcosa.